Giornata mondiale del Bambino. Il ‘Ruggi’ capofila del Progetto regionale ‘Umanizzazione delle cure pediatriche’

in UNISA

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ed esiste il sacrosanto diritto dei bambini ad avere una infanzia felice da trascorrere sorridendo, giocando, non in un letto d’ospedale. Purtroppo capita e gli ospedali hanno il dovere di andare incontro a questi piccoli pazienti cercando di rendere più sopportabile e umana possibile la condizione di pazienti, appunto.

Si fa anche nell’azienda  ospedaliero-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno divenuta capofila del Progetto Regionale Umanizzazione delle Cure Pediatriche (UCP).

In cosa consiste?

Il Team UCP prevede la presenza di uno staff eterogeneo e multidisciplinare, capace di analizzare dinamiche di caratura medica, psicosociale, organizzativa, ambientale, tecnica e tecnologica grazie all’operato di medici specialisti, medici specializzandi, professionisti di settore, tirocinanti post-laurea e laureandi.

Il Progetto di sviluppo dei processi di Umanizzazione all’interno dei percorsi assistenziali nelle strutture di ricovero Pediatrico è finalizzato alla creazione, nella Regione Campania, di un contesto sanitario e socio-sanitario che ponga al centro dell’attenzione il paziente pediatrico, considerato nella sua totalità, preso per mano ed accompagnato durante l’intero percorso diagnostico-terapeutico ed assistenziale.
La stessa fase di dimissione del paziente pediatrico non si riduce ad un mero atto amministrativo, ma costituisce, invece, un momento fondamentale per la continuità dell’assistenza del bambino. Con il termine del percorso di cura, infatti, si entra nella cosiddetta fase di follow up ove il paziente è guidato dalla struttura ospedaliera ad una rete esterna, anche multidisciplinare, che ruoti intorno al bambino e alla propria famiglia.

Questa organizzazione, inizialmente implementata per bambini con malattie croniche, complesse o per famiglie a rischio psicosociale, andrebbe applicata in un contesto d’insieme a tutti i ricoveri in ambiente ospedaliero.L’umanizzazione delle cure pediatriche, pertanto, racchiude in sé il significato di un’assistenza incentrata sia sul paziente pediatrico che sul relativo nucleo familiare, all’interno del quale tutti i membri sono identificati come destinatari. Secondo quanto detto sopra, il Progetto in questione mira ad apportare efficaci migliorie in termini di:

  • qualità dell’assistenza
    livello di soddisfazione dei genitori
    costi della spesa sanitaria

Il Progetto Umanizzazione delle Cure Pediatriche coinvolge, nello specifico, 7 Aziende Ospedaliere Campane di seguito elencate:

A.O.U. di Salerno “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona – Scuola Medica Salernitana ” (capofila)
A.O.R.N. Santobono di Napoli (capofila)
A.O.U. della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli (già S.U.N.)
A.O.U. Federico II di Napoli
A.O. Moscati di Avellino
A.O. Rummo di Benevento
A.O. Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta

In relazione al quadro d’insieme, il Progetto di “Sviluppo dei processi di umanizzazione all’interno dei percorsi assistenziali nelle strutture di ricovero Pediatrico” mira a:

  • Identificare le aree implementabili nell’ambito dell‘accoglienza, ricovero (con annesso inquadramento clinico, diagnosi e cura) e dimissione del paziente pediatrico
    Programmare ed attuare strategie misurabili di intervento mediante informazione e formazione sia del personale sanitario che delle famiglie dei bambini ricoverati, associate ad eventuali modifiche anche “strutturali”
    Ottimizzare la cura attraverso l’attivazione di specifici percorsi diagnostico-terapeutici basati su una forte integrazione tra specialistica territoriale, centri ospedalieri, pediatri di famiglia e standardizzazione dei percorsi di presa in carico
    Verificare l’efficacia delle misure adottate nel breve, medio e lungo termine al fine di porre in essere eventuali azioni correttive e/o migliorie.

Ma non finisce qui.

Grazie agli sforzi delle associazioni come Open e 30 Ore per la Vita il bunker radioterapico pediatrico si è trasformato in un grande acquario. Dipinti, colori, sorrisi per cercare di rendere meno difficile la condizione ospedaliera.

Maria Palmieri

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