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Ruggi, selfie dei medici in sala operatoria: la Procura apre una inchiesta

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La Procura apre un’inchiesta sui selfie scattati nelle sale operatorie dell’Azienda universitaria ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. La magistratura ha deciso di aprire un fascicolo sulla moda che il 2 dicembre scorso è arrivata alla cronaca nazionale grazie alla denuncia del Corriere del Mezzogiorno, raccogliendo un coro unanime di condanna di quei medici dell’intera Campania immortalati sorridenti, con i guanti insanguinati e pollice verso l’alto in segno di vittoria, alcuni vicino a pazienti distesi sul lettino operatorio. Magari con tagli sull’addome in bella mostra. Sulla scorta di questi scatti, l’inchiesta, in embrione, nasce per capire se vi siano estremi di reato. Nell’attesa di eventuali sviluppi, il management del Ruggi ha chiuso le indagini interne. La commissione aziendale nata per affrontare la delicata questione, la settimana scorsa ha ascoltato un direttore d’unità che, accompagnato da un legale, ha fornito la propria versione dei fatti. Messa a verbale, secretata e inviata al direttore generale Vincenzo Viggiani che avrà l’ultima parola. Deciderà se adottare o meno provvedimenti.
Le nuove disposizioni
Ma non finisce qui. L’Azienda ha ritenuto di inserire nel piano di prevenzione anticorruzione, che sarà presentato entro fine mese come stabilisce la legge, una norma che vieta la pubblicazione di foto non autorizzate. L’Ufficio anticorruzione, coordinato dal dottore Salvatore Pappalardo, dopo la diffusione dei selfie in sala operatoria ha deciso di dare una sterzata decisa. L’evento sentinella ha rappresentato una vicenda importante capace di far rivedere le eventuali falle presenti in azienda. Vietare e basta le foto al momento appare difficile; si aprirebbero scenari di privacy al vaglio dello stesso garante.
Le verifiche
Intanto, in tema di provvedimenti, l’Ufficio personale coordinato da Andriuolo ha dato un’accelerazione all’inchiesta interna sui dipendenti assenteisti, già finiti all’attenzione della Procura del capoluogo e sospesi con l’accusa di truffa. Al momento sono otto gli infermieri licenziati. In queste ore, però, il management sta valutando altre cinque posizioni —sempre del comparto non medico — per i «furbetti del cartellino» che portarono l’Azienda di via San Leonardo all’attenzione della stampa nazionale facendola apparire quasi come una «fannullopoli». Evento di una potenza mediatica che innescò una decisa inchiesta interna per fare luce.

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1 Comment

  1. E’ quindi naturale che in sala operatoria si ricorra a questi due antidoti e che si sprechino le battute o le allusioni sessuali. Non dobbiamo scandalizzarci di questo anche perche se vietassimo tutto ci troveremmo di fronte a chirurghi e infermieri stressati e quindi meno efficienti. Con queste righe non voglio scusare i colleghi ma cercare di capirli. Consiglierei all Ordine dei medici di attuare solo richiami verbali a un uso piu consono della fotografia. Lasciare pero che l’equipe chirurgica sorrida e scherzi e doveroso perche loro devono, attraverso questo meccanismo, riuscire a essere superiori all’idea della sofferenza e alla paura della morte.

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