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60mila ricoveri fuori Salerno: i numeri che fanno male alla sanità

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SALERNO
Deliberato ufficialmente l’Atto Aziendale del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno” che prende anche spunto, e slancio, dai dati relativi alla migrazione dei salernitani verso altri capoluoghi e regioni(anno 2013/2014) al fine di migliorare l’assistenza e dare risposte in loco.
I dati inseriti nell’importante Documento, e dei costi ad essi collegati, finirono anche, ad inizio anno, al centro di una conferenza stampa del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che parlò di una spesa annua per la mobilità passiva pari a 300milioni di euro. Sono numeri importanti dai quali non si prescinde se si pensa che il commissario straordinario del Ruggi, Nicola Cantone, nella prefazione dell’Atto aziendale dà ampio spazio allo studio della mobilità sanitaria. E scrive”..lo studio della migrazione pone importanti riflessioni nella riprogrammazione dei servizi di cura, in quanto esprime la quota dei bisogni sanitari non esaudita nel territorio di residenza del cittadino”.
I dati.La migrazione di cittadini campani verso altre province e regioni,anche distanti, è fenomeno ben più significativo: non fa eccezione la provincia di Salerno, con poco meno di 60mila ricoveri eseguiti fuori dalla città (35mila fuori provincia e 23mila fuori regione ogni anno). A questa mobilità corrisponde un valore di rimborso annuo per strutture extraprovinciali ed extraregionali di oltre 170milioni di euro.
I primi cinque motivi di migrazione sono: chemioterapia non associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta (2030 casi); interventi sul cristallino con o senza vitrectomia (1439 casi); neonato normale (1068); interventi su utero e annessi non per neoplasie maligne senza complicazioni (729); malattie cardiovascolari eccetto infarto miocardico acuto (710); parto cesareo senza complicazione (708); dilatazione raschiamento (614).
“Si tratta, si legge nella prefazione dell’Atto aziendale, di casi che potrebbero trovare risposte nelle strutture provinciali a patto che si intervenga sul miglioramento delle dinamiche d’accesso”. Una condanna, senza giri di parole, a passati management.
Per la chemioterapia, oltre 2mila salernitani si spostano tra Avellino e Napoli; circa 200 fuori regione. Per la cataratta circa 1500 pazienti vanno a Caserta 100 fuori regione.
“Ci sono due tipi di migrazione, spiega il subcommissario sanitario Enzo Raiola. Quella che registra contiguità territoriale, ovvero: vicinanza tra due regioni o province e questo, in alcuni casi, può anche dar vita come accaduto a Protocolli di intesa. E quella che si basa su una offerta multiarticolata puntando su una medicina multidisciplinare. I dati a cui facciamo riferimento sono frutto del blocco del turn over e della attenzione di management data solo ai bilanci a far quadrare”.

fonte

corrieredelmezzogiorno.it

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