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Ruggi, un mese per togliere il gesso

Il Ds Gerbasio ammette il ritardo e parla di poco personale

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Salerno.

Quando si mette piede in ospedale, si sa, si entra sempre con diffidenza e con qualche sospetto dovuto alle comprensibili preoccupazioni sulle possibili conseguenze di qualsiasi tipo d’intervento da eseguire sulla propria pelle.
Ma quello che è capitato al “Ruggi d’Aragona” al signor Raffaele Rocco, 51enne di Giffoni Valle Piana, ha dell’incredibile: in pratica può togliere il gesso alla gamba sinistra ma nessun operatore sanitario è disponibile a farlo, semplicemente perché la lista d’attesa è lunga e non ci sono posti disponibili per effettuare la prenotazione in tempi ragionevoli. Quindi dovrà attendere fino a quando non si trova un giorno libero.
Problema risolto? No. Il signor Rocco aveva riferito ad un dipendente la sua intenzione di volersi recare domani all’ufficio preposto del “Ruggi” per effettuare la prenotazione, ma si è sentito rispondere che «è la festa in onore del patrono, San Matteo, e quindi dovrà provare a recarsi in ospedale martedì prossimo perché lo sportello è chiuso».
A tutto ciò si aggiungono le critiche del 51enne al sistema sanitario pubblico in genere, che chiede cifre importanti anche per interventi di routine come togliere l’ingessatura alla gamba ed effettuare una visita ortopedica.
«Tanto vale – riflette il signor Rocco – recarsi direttamente da un privato».
Tutto è iniziato poco più di tre settimane fa quando è caduto dalle scale di casa e dolorante si è recato al pronto soccorso. «Mi è stato detto che non era possibile evitare l’ingessatura e così è stato. Nessuno mi ha detto, però, di provare fin da subito ad effettuare una prenotazione in modo tale che non sarei rimasto, come invece è accaduto, con una gamba ingessata inutilmente. Bastava che stimassero in linea di massima il tempo necessario che occorreva per la guarigione ed io avrei risolto tutto senza inutili attese. In effetti mi avevano spiegato che nel giro di tre settimane sarei guarito, ma non mi avevano avvisato che a Ortopedia le liste d’attesa sono interminabili e che togliere il gesso sarebbe diventato un problema».
Il problema, in effetti c’è, visto che l’ingessatura crea non pochi disagi essendo particolarmente ingombrante e quindi invalidante. Con non poca incredulità lo sfortunato 51enne ha appreso che i tempi di attesa per togliere il gesso in linea di massima dovrebbero «slittare ad ottobre, cioè addirittura il mese prossimo, una vera assurdità», commenta infastidito il residente di Giffoni. Che non si è arreso di fronte alle difficoltà riscontrate, anzi aveva annunciato al personale dell’ospedale di voler tentare qualche altra via d’uscita per risolvere il problema. «
Non solo mi è stato detto che domani è festa e quindi le prenotazioni non si possono prendere ma che, in alternativa, in settimana avrei potuto provare a chiedere se al reparto Ortopedia qualche operatore sanitario più disponibile me lo avrebbe tolto pur non avendo la prenotazione. Quindi avrei dovuto chiedere una cortesia e, nel caso in cui il tentativo avesse avuto esito favorevole, sarei dovuto scendere giù allo sportello per pagare il ticket». Tutta questa vicenda, commenta il signor Rocco, «è davvero surreale».
Ma le sue perplessità non finiscono perché è critico anche nei confronti delle spese da sostenere per curarsi presso l’ospedale che «fino a prova contraria è una struttura sanitaria pubblica e non dovrebbe chiedere ticket da pagare con cifre così alte. Io per risolvere il mio problema alla gamba devo pagare più di 100 euro».
I tre ticket rispettivamente ammontano «a 36 euro per effettuare una radiografia, per fare una visita medica dall’ortopedico e per togliere il gesso. Ma l’ingessatura non si toglie in pochi minuti?», si chiede con ironia ma anche con un po’ di rammarico il signor Rocco che oltre alla sfortuna dell’incidente domestico ma anche perso il lavoro.
«Per cinque anni ho lavorato presso un’azienda agricola come addetto al carico sul muletto di ortaggi e verdure da scaricare nelle celle-frogorifero dell’azienda. Ho lavorato per 178 giorni l’anno, con contratti a tempo che venivano rinnovati di volta in volta e tutto andava bene». Poi un giorno il signor Rocco, uscito fuori dai capannoni dell’azienda, ha fatto pausa fumando una sigaretta, anche perché non c’era alcun
divieto nell’area antistante. «Uno dei proprietari si infastidì molto e pretese che smettessi all’istante. Quando è venuto il momento di rinnovare il contratto, ho appreso che per me non ci sarebbe stato alcun rinnovo e non c’era più posto per me in quell’azienda».
Il ds Gerbasio ha ammesso il ritardo :”C’è’ poco personale”.
Fonte la cittadisalerno

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