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Odissea di sette anni tra ospedali: ha un tumore, lo scoprono al Ruggi

in UNISA

SALERNO. Non sono serviti esami, ecografie, analisi, esperienza medica a diagnosticare una massa tumorale benigna a una donna per sette anni.

La neoplasia ha determinato la disfunzione dell’ovaio destro e la produzione in eccesso di ormoni maschili. Decine di chili in più, peluria paragonabile a quella di un uomo, incluso al viso, costante ed evidente perdita di capelli. Per i medici che l’hanno visitata in questi anni, dall’Agro all’Avellinese, la signora non aveva nulla.

Un ennesimo tentativo Filomena Mazziotti, di 48 anni residente a Mercato San Severino, lo ha fatto all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno durante l’estate, risolvendo nel giro di poche settimane tutti i suoi problemi. Questo grazie ai ginecologi Mario Polichetti, che ha diagnosticato il tumore, Raffaele Petta e Giuseppe Allegro. «Il calvario è iniziato sette anni fa, e solo lo scorso 22 luglio sono scomparse tutte le disfunzioni e le complicanze che ne sono scaturite grazie a un intervento all’ovaio eseguito dall’équipe di ginecologi del Ruggi».

Filomena è sposata e ha due figli, di 27 e di 19 anni. Quest’estate la figlia ha partorito all’ospedale di via San Leonardo ed è stata lei a suggerire alla madre di provare a consultare i medici del presidio di Salerno per effettuare un ennesimo accertamento. «Nonostante le evidenti mutazioni fisiche in questi anni i medici, di strutture pubbliche ma anche di centri privati, mi avevano sempre detto che io non avevo nulla. Mi sono rivolta anche a specialisti che mi suggerivano gli stessi professionisti delle strutture pubbliche ai quali mi ero rivolta, senza risolvere nulla», racconta la 48enne. Poi per Filomena è avvenuto l’incontro che le ha cambiato la vita, è stata visitata dal ginecologo Polichetti. Non era semplice individuare la massa tumorale, che però è stata evidente al medico che ha intuito di fronte a quale problema si trovasse la donna e quali erano le possibili conseguenze. Indagini e analisi hanno fatto il resto, confermando la disfunzione, e quindi è stato asportato il tumore. E i benefici non sono tardati ad arrivare.

«Dopo l’intervento tutto sta andando bene». «La paziente, a causa della massa tumorale che nel tempo si sarebbe trasformata in maligna, aveva condizioni generali scadenti, con problemi cardiaci, respiratori e metabolici. Pertanto l’intervento doveva essere effettuato in tempi stretti per evitare il rischio di morte – dichiara Polichetti – Si trattava di una neoplasia ormonale secernente e di un massa ovarica solida di un diametro di 50 per 40 millimetri».

fonte

La Città

a firma di Marcella Cavaliere

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