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Ruggi.Un magistrato vigilerà sulle liste d’attesa. Ecco alcuni ‘casi’ contestati

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SALERNO
L’ex procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, nominato ieri pomeriggio presidente della Commissione interna di vigilanza delle liste d’attesa. Il commissario straordinario del ‘Ruggi’, Nicola Cantone, ha così voluto dare una risposta, concreta, alla richiesta di trasparenza sullo scandalo delle liste d’attesa dribblate previo pagamento. E i ‘casi’ sono diversi, numerosi,toccanti.E’ febbraio dello scorso anno quando un 60enne salernitano viene sottoposto ad un delicato intervento neurochirurgico, al ‘Ruggi’ di Salerno, per l’asportazione di un tumore. L’uomo ha pagato. Ha versato 1500 euro al Direttore d’Unità Luciano Brigante. E lo racconta ai carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal maggiore Alessandro De Vico, consegnando una registrazione. Al momento del pagamento, rigorosamente in nero, il paziente accompagnato da un parente, decide di registrare “l’accordo”. Di fermare su nastro la prova che per essere operati, accelerare i tempi e saltare le liste d’attesa, bastava sborsare denaro.
Una denuncia che si sposa con l’indagine, già in corso e partita d’ufficio nel più stretto riserbo, per verificare quelle strane voci che aleggiavano sul reparto neurochirurgico dell’Azienda ospedaliera universitaria ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’ del capoluogo.
E’ una delle tante denunce-confessioni (oltre dieci i casi accertati)di pazienti, salernitani, campani, di tutta Italia, che pur di farsi operare, avere una opportunità di sopravvivenza e non attendere mesi per l’operazione, hanno detto sì al compromesso. Indebitandosi. Perchè i pazienti non erano ricchi, non erano benestanti. Erano persone comuni. Malati di tumore. Che chiedevano di essere operati da Brigante e dal noto professore Takanori Fukushima, nella sua clinica privata. Ma non tutti avevano 60mila euro per il professore giapponese. Così,ecco che venivano dirottati a Salerno, pagando dai 3 ai 20mila euro.
I ‘casi’. C’è anche il nominativo di un paziente deceduto.Un caso unico. Con la restituzione del denaro. Che, per gli inquirenti, è la prova della ‘malafede’ degli arrestati. Se erano soldi dovuti non vi era motivo per ridarli ai familiari.Che, come denunciato, non dovevano proferire parola alcuna su quei pagamenti. Costa strana dal momento che l’intervento in intramoenia è stabilito dalla Legge.
Ma, l’indagine non è conclusa. L’ipotesi di omicidio colposo potrebbe riaffacciarsi se mai dovesse registrarsi il decesso di qualcuno, in attesa di essere operato e deciso a non pagare. Ma su questo versante c’è silenzio.
Le testimonianze, toccanti, continuano. Come la 25enne salernitana che ci fa prestare i soldi, 2500 euro, dall’amica con la quale condivide la casa. “Ero in attesa da tanto, denuncia. Mi rimandavano sempre e non capivo le ragioni. Denunciare? Temevo ritorsioni”, e così non mette nulla nero su bianco. “I soldi li consegnai nel giornale, come mi dissero di fare. Ora sto bene”.
Soldi, dunque. E sono quelli che incastrerebbero tra le altre prove il giro di concussione che porta anche in Sardegna, Toscana, Calabria, Lazio. Pazienti da ogni parte d’Italia. Un ‘corto circuito’ della sanità che invece ha lasciato quasi sorpreso, ieri mattina, il dottor Brigante, quando ha aperto la porta ai carabinieri che gli consegnavano il provvedimento.
A carico del primario numerosi episodi. Il comune denominatore è l’incontro in Ufficio poi il prospettare l’urgenza. Poi il pagamento. “Vi prego di mantenere il riserbo sul nostro accordo economico sull’intervento. Già gira voce che prendo i soldi dai pazienti per fare interventi in ospedale. Mi raccomando di negare. Può sembrare strano, infatti, che voi da Cagliari venite a Salerno per farvi operare”, avrebbe detto il primario emesso nero su bianco dai denuncianti sardi.
E ancora. Il caso della grave patologia alla spina dorsale di una mamma che vuol stare bene per la figlia, in primis. Paga 2500 euro. I soldi li avrebbe consegnati proprio la figlia a Brigante, nel suo ufficio in ospedale.
Non mancano mail, telefonate intercettate, medici del Ruggi e di altri ospedali che vengono ascoltati dagli inquirenti per ricostruire la vicenda. Delicata.
“Credo che il lavoro svolto dai carabinieri all’interno dell’ospedale Ruggi sia encomiabiole e di alto respiro, spiega Silverio Sica -avvocato difensore del primario Luciano Brigante e aggiunge. Credo che il dottore sia vittima di un complotto che esula carabinieri e magistratura. E’ un complotto di ampio respiro riferibile all’ambiente ospedaliero”.
“Non c’entro nulla’ , invece, avrebbe chiosato la caposala, ritenuta attrice-protagonista di un giro milionario che porta all’estero. Anche. “Segui i flussi del denaro” sembra essere la spinta di questa indagine che ha portato anche a trovare assegni. Soldi come donazione a favore di una Fondazione americana, la International Neurosurgery Education 6 Research. Donazione pari a 5mila dollari.
rosa coppola

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