AOU Ruggi. Impronte digitali, due mesi dopo: la ‘rivoluzione’ diventa esempio

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“Un caffè, grazie”, chiede un infermiere del pronto soccorso dell’Azienda ospedaliero-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno alla ragazza del bar mentre appoggia sul bancone un tubetto di crema per le mani. Un gesto che sarebbe passato inosservato se non avesse spiegato all’amico che “… lo scanner non rileva l’impronta digitale, non riconosce nessuna delle dita e sono costretto ogni volta a usare gel detergente o crema. Sapessi: si formano file enormi! Sì, io ho sbagliato, ma ho peccato di leggerezza”. Ecco. Si scopre che l’operatore sanitario è tra quei ‘furbetti del cartellino’ che ha fatto assurgere l’Azienda alla ribalta della cronaca nazionale per lo scandalo “assenteismo”, ed ora è alle prese con il braccio di ferro avviato con la colonnina della rilevazione biometrica. Impronte digitali volute dal Direttore generale Nicola Cantone, che danno filo da torcere a molti dipendenti.
In tutti i sensi. Sgombriamo il campo e diciamo subito che le impronte digitali -installate per la prima volta in un ospedale campano -come pubblicato sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno– hanno dato l’effetto sperato: non ci sono più furbetti. Tutti in fila a timbrare. Ed è proprio il caso di dirlo: tutti in fila. Spesso anticipandosi per evitare di far tardi in reparto. Ebbene sì: se la rilevazione digitale ha la capacità di bloccare gli assenteisti regala scene che fino a qualche anno fa erano esclusiva degli Uffici Postali.
Durante le prime settimane, infatti, chi si imbatteva negli orari di timbratura nei pressi delle colonnine restava basito per le code che si creavano. All’inizio chiedevi se era accaduto qualcosa. Ti rispondevano sorpresi: “No, siamo semplicemente in fila per timbrare”. Certo, col passare dei giorni anche i meno avvezzi riescono, più o meno in un minuto, a timbrare. Le sacche di resistenza persistono. “E’ colpa della colonnina, non legge se abbiamo le mani sporche”. Pronta la risposta della Direzione. “Arriveranno presto altre quattro colonnine per accelerare i tempi della timbratura. I dipendenti possono anche già trovare, vicino allo scanner, il distributore automatico di amuchina”, spiega il Direttore amministrativo del ‘Ruggi’, Oreste Florenzano.
A conti fatti, dopo due mesi dall’entrata in vigore delle impronte digitali (31 dicembre scorso copertura completa dei presidi ospedalieri annessi all’Azienda) l’esito sembra positivo. E la stessa spesa sostenuta appare contenuta: circa 55mila euro.
Ma come e quando si è arrivati ad optare per la rilevazione biometrica?
La rivoluzione – entrata in vigore ufficialmente a novembre dell’anno scorso con diversi step temporali di applicazione-vede il ‘Ruggi’ primo ospedale della Campania e tra i primi in Italia ad ottenere l’avallo del Garante della privacy per la rilevazione delle impronte digitali. Un provvedimento giunto dopo la maxi inchiesta della magistratura che indagò, inizialmente, a vario titolo e ruolo, circa 800 dipendenti e portò al licenziamento di otto persone. Oggi, dopo attente scremature giudiziare, sono circa 200 le posizioni ritenute più critiche.
Una idea, quelle delle impronte, che piace a molti. Anche al comandante provinciale della Guardia di Finanza, il generale di Brigata Alessandro Marin. Con un gesto che vale più di mille parole, l’ufficiale prima di Natale si è lasciato prendere le impronte ricevendo il nuovo cartellino elettronico per la rilevazione delle presenze.
“Ho chiamato il direttore generale Nicola Cantone incuriosito dal provvedimento adottato che reputo affidabile. Le indagini erano necessarie perché finalizzate alla tutela del bene salute”, spiegò il comandante.
Ma come funziona la rilevazione? Si parte dall’assunto fondamentale: l’impronta non verrà archiviata in nessun data base. Ciò detto, sul nuovo badge risulteranno (precedentemente caricati) dei punti caratteristici del dito chiamate minuzie. A questo punto, l’immagine dell’impronta diventa una mappa di punti. La mappa delle minuzie, opportunamente elaborata, viene codificata diventando impronta (template). Per il riconoscimento definitivo, la persona deve anche appoggiare il dito sullo scanner che darà vita a controlli incrociati.

 

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* fonte

Corriere del Mezzogiorno (oggi in edicola) articolo a firma di Rosa Coppola

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