L’Asl Salerno stabilizza tredici medici precari: tra questi anche Marra

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L’Asl Salerno stabilizza tredici medici, tra questi anche un camice bianco finito nell’inchiesta sull’Hospice “Il Giardino dei Girasoli” di Eboli. Alessandro Marra è stato assunto a tempo indeterminato dall’Azienda perchè, come i suoi colleghi, ha tutti i requisiti richiesti dalla Legge (Madia) per la stabilizzazione. Tutto secondo norma. Va sottolineato che il solco intrapreso è legittimo. E che il professionista, rivoltosi al Riesame, è stato scarcerato.

“Il provvedimento amministrativo dell’Asl Salerno è nato prima della vicenda penale e non è collegato con la condotta del dottor Marra. Il Riesame ha revocato i domiciliari escludendo l’accusa di omicidio volontario. Non si può parlare di provvedimento che non ha considerato la “opportunita’”, di essere adottato o meno, perchè, a questo punto, tutti gli indagati non dovrebbero essere assunti in attesa di giudizio. Siamo in uno Stato di diritto”, spiega Michele Tedesco, avvocato del medico insieme al collega Leonardo Mastia.

Le reazioni. “Non discuto la bonta’ del provvedimento e nulla contro la persona, esordisce Biagio Tomasco del sindacato Nursind. La Struttura commissariale poteva riservarsi avendo tempo, per l’espletamento, fino al 2020. Un tempismo  eloquente”.

 

Il medico e l’inchiesta. Settembre 2018.

Scatta dopo la denuncia di una infermiera che aveva notato la mancanza in farmacia di quattro fiale di morfina. Di qui le indagini che hanno portato i carabinieri del Nas, coordinati dal maggiore Vincenzo Ferrara, a scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora. Pizzicati i dipendenti (medici dirigenti e infermieri specializzati) che si assentavano ingiustificatamente – anche per l’intera giornata – da lavoro dopo aver timbrato; che utilizzavano l’auto di servizio per faccende personali; che falsificano le schede dei report di accessi giornalieri; che falsificavano le firme dei pazienti relativamente alle prestazioni ricevute. Trovato, a casa degli indagati, materiale «prelevato» dalla farmacia: da medicinali ospedalieri costosi a garze e siringhe. Quindi hanno potuto constatare come un sindacalista abbia minacciato l’infermiera per farle fare «marcia indietro». Diciotto gli indagati, undici quelli destinatari di misure restrittive. Trentotto i pazienti presi in carico dall’ Hospice e che, non sempre ricevevano le cure del caso. I reati contestati, a vario titolo e ruolo, sono di concorso formale in truffa aggravata, peculato, abuso d’ufficio, omessa denuncia, omicidio.

Il ruolo di Marra. L’ex dirigente dell’Hospice risponde alle domande del pm Elena Guarino. Difeso dall’avvocato Michele Tedesco, ha respinto tutte le accuse. Nessuna intenzione dolosa, in quei momenti concitati, con il paziente delirante. Marra dice di aver seguito il protocollo, approvato dal paziente. Il Riesame fa cadere l’accusa più grave.

 

 

 

Questa vicenda porta alla mente la stabilizzazione, da parte dell’Asl Salerno, dei due medici condannati in appello per la morte del maestro Mastrogiovanni. Le situazioni però sono diverse. Perché? “Per Mastrogiovanni parliamo di due medici condannati in appello”, spiega l’avvocato Tedesco.

Facciamo un passo indietro e ricostruiamo quanto accadde il 26 novembre 2016 (di seguito articolo del Corriere del Mezzogiorno)

“Due medici condannati in appello per la morte del maestro Franco Mastrogiovanni, avvenuta nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania dopo un calvario di quattro giorni e capace di commuovere l’intera Italia, vengono ‘premiati’ dall’Asl Salerno che li assume a tempo indeterminato. La stessa Azienda che si è costituita parte civile, e anche in secondo grado ha avuto il riconoscimento del risarcimento, ha stabilizzato due psichiatri coinvolti nel processo. Si tratta di Raffaele Basso e Americo Mazza entrambi in servizio presso l’Unità operativa di Salute mentale di Sant’Arsenio. Basso fu condannato in primo grado a quattro anni per falso in cartella clinica: in appello, la pena è stata ridotta a due anni. Mazza, in primo grado fu condannato con la stessa accusa a tre anni rimodulata ad un anno e dieci mesi. Un appello giunto meno di dieci giorni fa proprio come la riapertura del Reparto ospedaliero di Vallo della Lucania che segnava un cambio di passo.Un simbolo della rinascita.
La scelta di assumere i due medici, condannati ma in attesa di sentenza definitiva, “viaggia su binari indipendenti, che si basa su requisiti diversi”, come sottolineano dall’Ufficio Legale dell’Asl. Mentre il Direttore generale, Antonio Giordano, chiosa in modo diplomatico: “Dopo la morte del professore Mastrogiovanni la Azienda di Salerno decise un Programma di ristrutturazione dei servizi psichiatrici ospedalieri e trasferì il personale di quel reparto (Vallo della Lucania,ndr) presso il presidio di Sant’Arsenio. Lo stesso personale, medico ed infermieristico, ha lavorato negli ultimi quattro anni presso il servizio ospedaliero di Sant’Arsenio. La magistratura ha giudicato e noi ne prendiamo atto. Quel personale medico lavora ora in altri servizi del dipartimento di salute mentale. E la Asl è impegnata in un percorso di umanizzazione e di specializzazione della cura nelle fasi e nelle sedi dove si gestisce la crisi psichiatrica”.

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