Vallo.Diagnosi sbagliata: “No all’archiviazione”

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Vallo della Lucania

“No all’archiviazione. E sei mesi di tempo per spiegare perché i consulenti dell’accusa non hanno evidenziato, dall’autopsia, il cuore bucato”.
Un vero e proprio colpo di scena si registra nel processo a carico di dieci medici dell’ospedale ‘San Luca’ di Vallo della Lucania, a sud di Salerno, che a vario titolo e ruolo, ebbero in cura Giuseppe Curto, 17enne di Futani, al quale diagnosticarono una banale influenza dopo essere giunto in ospedale con dolori al torace.
La difesa aveva chiesto l’archiviazione per i camici bianchi (coinvolto anche il primo cittadino vallese Antonio Aloia, cardiochirurgo) ma le prove presentate dalla difesa hanno portato ad un esito quasi inatteso. Ribaltando la intera vicenda che ora vede finire nel mirino del pm i consulenti dell’accusa, chiamati a spiegare, giustificare perché nella relazione post autopsia non hanno evidenziato un ‘buco nel cuore’. Sì, il motore di quel ragazzone di un metro e ottanta, tifoso sfegatato del Milan, secondo le carte in possesso dell’avvocato della famiglia Curto, Antonio Natale, e ovviamente depositate, parlano di ‘buco’ che nella carte della controparte non compare. Ma c’è altro.
A partire dalla presenza del tumore riscontrato dai professionisti del nosocomio che hanno tenuto in cura il ragazzo: per la difesa il cancro era sì presente ma dalla natura benigna. E, non ultimo, si era parlato di ‘tamponamento al cuore’. Insomma, dubbi e tante incertezze che hanno indotto il pm Valeria Palmieri in questi quasi due anni a chiedere una nuova perizia per essere certa delle cause del decesso. L’incarico è stato svolto da Noè De Stefano,
un anatomopatologo, cioè un medico specialista di anatomia patologica, quella branca della medicina che opera per individuare e analizzare le alterazioni indotte da stati di malattia in organi e tessuti prelevati prevalentemente mediante biopsia o in corso di intervento chirurgico.
I fatti. Era l’inizio di aprile del 2013 quando Giuseppe arriva in ospedale.
Da tempo avvertiva i classici sintomi influenzali: mal di testa, febbre, vertigini. Le sue condizioni di salute peggiorano col passare del tempo: lamentava fitte al collo. La zia decide così di portarlo a visita specialistica.
Il camice bianco dopo la vista dispone il ricovero immediato del ragazzo in ospedale ipotizzando una pericardite, (liquido al cuore), oltre ad un probabile linfonodo al collo. Tanto è urgente il caso che lo accompagna in ospedale personalmente, con la propria autovettura. Quando arriva al pronto soccorso la situazione è già abbastanza critica. Giuseppe viene sottoposto a diversi esami, poi ricoverato in Pediatria. La situazione degenera in poche ore. Il cuore di Giuseppe smette di battere nella notte.

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