“Fannullopoli”, il Ruggi si difende e nomina un super avvocato

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Salerno
“E’ necessario assicurare alla gestione dei procedimenti già avviati e di quelli da avviare il supporto di una professionalità di altissimo profilo e specializzazione, che garantisca sotto il profilo sia amministrativo che penale”. Tradotto: nominato un nuovo avvocato, il professore Sergio Perongini. Di “altissimo profilo”, ma pur sempre un incarico che l’Azienda universitaria ospedaliera “San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona” ha deliberato in queste ore per “garantire supporto ai colleghi visto il quadro particolarmente complesso suscettibile di aggravamento”. Riferendosi ai dieci dipendenti infedeli col vizio di marcare il cartellino e andarsene altrove. Mare, parrucchiere, shopping ma non in corsia di ospedale. Così, dopo l’onta che ha travolto la struttura, con il coinvolgimento di circa 800 persone controllate dalla Guardia i Finanza, il management pensa a difendersi.
Corre ai ripari. Lo scandalo è assurto agli onori della cronaca nazionale travolgendo una Azienda, va detto, che vanta molte eccellenze. Ma che ora come ora sembrano non riuscire ad arginare la furia dello scandalo. Così, vista la situazione particolarmente grave, ecco la nomina.
Lui è Sergio Perongini, già magistrato presso la Procura della Repubblica, attuale professore ordinario di Diritto amministrativo, titolare anche degli insegnamento di Diritto amministrativo, Diritto processuale amministrativo, legislazione delle opere pubbliche dell’Ateneo salernitano. Un lungo elenco di titoli inserito nella delibera.
L’avvocato dovrà gestire la fase conclusiva dei procedimenti disciplinari avviati, assistere nella gestione della eventuale conseguente contenzioso.
Tutto questo alla luce della maxi inchiesta della procura del capoluogo che attraverso ‘Just in time’ ha scoperchiato alcuni furbetti del cartellino. Una sorta di ’fannullopoli’ che ha destato un clamore incredibile. Dividendo i sindacati, l’opinione pubblica, il personale dipendente.
Le reazioni sono delle più disparate. I vertici stanno correndo al riparo con controlli dell’ultima ora. Ispezioni improvvise per controllare le presenze e, prima dell’estate, verifiche sul marcatempo che hanno portato all’invio di circa 300 lettere di contestazione. E per trenta persone lo spettro di provvedimenti seri. Come se non bastasse, due persone destinatarie della sospensione, sono anche presenti nella inchiesta interna.
Insomma il direttore generale Vincenzo Viggiani è deciso a garantire l’ospedale che guida. Finito sotto il fuoco incrociato di polemiche infuocate, il manager tira dritto.
“Devono giudicarmi per il mio operato”, ha chiosato il dg per il quale da più parti si chiedono le dimissioni. Chi avanza ipotesi di commissariamento. Al momento, Viggiani resta dove è.

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